lunedì 22 ottobre 2012

Accompagnameto alla nascita


Cari soci
vi invitiamo all' incontro informativo del corso di accompagnamento alla nascita tenuta dalla Dott.ssa Eleonora Bruni presso la nostra associazione giovedì 25 ottobre ore 19...estendete l'invito a tutte le mamme che stanno vivendo questo speciale momento!!!




Percorso di accompagnamento alla nascita



Questa iniziativa ha l’obiettivo di accompagnare le madri durante i nove mesi della gravidanza.
Il tempo della gravidanza è un tempo importante in sé, in cui si costruisce una relazione avvincente: quella tra ogni madre e il proprio bambino. Gravidanza sentita quindi non come “attesa” (attesa del parto, del bambino, di un evento  dai confini ancora non ben delineati), ma come un momento della vita che si sta svolgendo ora.
L’attenzione è rivolta non solo alla madre o al bambino, ma al rapporto tra i due, che inizia a delinearsi con caratteristiche proprie fin da adesso.
In questo spazio è possibile porsi tutte quelle domande  che non sono necessariamente di carattere strettamente fisiologico. Si può prendere il tempo di esplorare, sentire, raccogliere gli stimoli, riflettere e dar spazio all’accoglienza e alla conoscenza reciproca tra madre e bambino e prepararsi ad accoglierlo.  
  
   
la nascita non è solo far nascere i bambini, è anche far nascere le madri...

                 Per informazioni :
              
               Eleonora Bruni
           Counselor iscritta all’AIco
                    Tel: 3935633614
Il corso si svolgerà presso l’Associazione Culturale “La Ghianda” a partire da: 8/11/2012. Il percorso si articola in otto incontri di due ore ciascuno, con cadenza settimanale, più un incontro con pediatra e ostetrica. Giorni e orari possibili sono i seguenti: Giovedì (10:00-12:00), Venerdì (10:00-12:00  e 19:00-21:00).Ogni corso viene attivato ciclicamente con un minimo di cinque partecipanti e un massimo di dieci .


Il costo è di 200 euro.

domenica 3 giugno 2012

Le risorse di un neonato

 Dalla nascita, già da un'ora di vita, il neonato ha la spinta interiore di andare verso la sua prima necessità.
Se aspettiamo il loro tempo, trovano il modo di arrivare, se abbiamo fiducia nelle sue capacità ci sorprendono.
Questo video che voglio condividere con voi ci dimostra  che i bambini sono capaci di arrivare da soli, è compito di noi adulti rispettare il loro tempo, fidarci delle loro risorse, e pensare che è un soggetto del quale ci prendiamo cura e non un oggetto al quale diamo cure.
Karina

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giovedì 17 maggio 2012

Dedicato a tutte le mamme...

Oggi una mamma mi ha fatto riflettere..."aspettavo il post dedicato alle mamme!". 
E' possibile che mi sia scordata di pensare al nostro giorno? Vado troppo in fretta!
Tornando indietro nei giorni, mia figlia, timidamente mi ha regalato una  farfalla colorata con scritto:
Sei snella, sei molto bella, sei "karina", sei bravina, scavalchi i muri" Auguri Mamma
Oggi ripenso a queste parole, che compito difficile questo di scavalcare i muri!!! 
Eppure, sembra che lo faccio senza rendermi conto! 
Noi mamme abbiamo il duro compito d'essere per sempre il loro "oggetto d'amore", il modello da seguire o rifiutare, sul quale loro baseranno le scelte degli amici, dei compagni... ufff ! Quanto difficile è il nostro ruolo! 
Oggi vi scrivo come mamma, perchè quando sono mamma smetto di essere psicomotricista...e faccio i conti con la mia storia...
 quanto è bello ricordare che noi mamme possiamo sbagliare per essere pronte a ricominciare da capo...
 quanto è bello sapere che ci sono sempre altre mamme che ti fanno pensare... e crescere...
quanto è bello ricominciare da capo e sentire che anche oggi possiamo festeggiare il nostro giorno, e domani e dopodomani...
Dedicato a tutte le mamme che, come me, "scavalcano i muri" per i figli:

Mamma, per la tua festa
avevo preparato un fiore di cartapesta:
gambo verde, petali rosa
vedessi mamma che bella rosa!
Ma per la strada il fiore è caduto,
o forse sull'autobus l'ho perduto.
Che pasticcio, mammina mia,
avevo imparato la poesia.
La poesi non la so più,
ora che faccio, dimmelo tu.
Posso offrirti un altro fiore
quello che nasce nel mio cuore.
Posso dirti un 'altra poesia:
ti voglio bene,
mammina mia.


Karina

mercoledì 2 maggio 2012

L'alba del gioco

Venerdì 4 maggio, 
ore 15 
Università di Perugia 
Aula 7- Facoltà di Scienze della Formazione

 presentazione del libro:
"L'alba del gioco" di Elena Liotta

 "L'unico gioco degno oggi di tale nome sia quello reso possibile nei servizi educativi per l’infanzia. Poi si passa dritti alla scuola dell’obbligo e alla «ricreazione». 
 Tra la tv e una miriade di giocattoli, il gioco – nell’unico periodo della vita in cui potrebbe essere davvero libero e creativo – sta scomparendo a favore di altre attività di intrattenimento che rendono i bambini sempre più passivi. Il gioco va, dunque, protetto e riconosciuto come attività in pericolo di estinzione." Elena Liotta In questo libro il gioco viene posto simbolicamente al centro di un discorso educativo più ampio, risalendo alle sue origini, alle prime scoperte dei bambini, ai loro sguardi meravigliati, alla loro gioia trasparente. 
L’autrice ci parla dell’alba del gioco come del preludio della vita, e per farlo sceglie una metodica esemplare: il Sandplay di Dora Kalff. L’intento principale del testo è quello di riaccendere l’interesse per la riscoperta dell’immaginario e per le professioni di cura che si assumono la responsabilità di altri esseri umani nelle fasi più delicate della vita. Attraverso la chiave del gioco, diventa accessibile e fruibile la realtà affascinante e la delicatezza dei primi anni della vita dell’uomo di cui la specificità si manifesta – a ben pensare – a ogni nuovo inizio, a ogni nuova fase della vita che ci mette di fronte all’ignoto.  

Vi aspettiamo!!

 ELENA LIOTTA, psicoterapeuta, analista junghiana, svolge funzioni di formazione, supervisione e consulenza nelle aree sociali, educative e sanitarie, privilegiando la scuola, i servizi per la prima infanzia e quelli dedicati alle donne e agli immigrati. Si occupa anche del rapporto tra ambiente e stili di vita nella società globale. L’uso del Sandplay le ha permesso di introdurre nella psicoterapia la sua passione per l’espressione creativa. È autrice di molti volumi, tra cui ricordiamo Educare al Sé. Formarsi per incontrare i bambini; Anima e Terra. Il valore psichico del luogo; A modo mio. Donne tra creatività e potere, tutti editi per i tipi delle Edizioni Magi, casa editrice presso la quale dirige la collana «Parole d’altro genere». Vive in campagna nei pressi di Orvieto.

mercoledì 4 aprile 2012

Forza poppe, forza pupi


Una poesia simpatica per iniziare i tempi dello svezzamento... che ne pensate?

Forza poppe, forza pupi
son finiti i tempi cupi.
La stagione delle pappe
è al tramonto e poche schiappe
di pediatri un po’ distratti,
persi in mezzo a buste e latti,
sono ancor convinti e illusi
d’esser bravi come Artusi.
Con patetica coerenza
nel negare l’evidenza,
schiavo di una tradizione
fatta ormai superstizione,
lui gli dice: ”Via la tetta,
prenda! Questa è la ricetta!”
E la mamma a testa china
torna a scuola di cucina.
La patata e la carota
son le prime nella nota,
poi seguite, scrive il saggio,
dalle creme e dal formaggio
che, per un disegno arcano,
esser deve il parmigiano.
Va poi aggiunta alla mistura,
purché scelta con gran cura,
ma chi mai l’avrebbe detto,
carne bianca dal vasetto.
Segue ancor, ma con cautela,
frutta fresca, o pera o mela.
O carissimo dottore,
forse troppe son le ore
che tu passi a scribacchiare
di vasetti e creme rare,
molli pappe e schemi folli
che fan crescer pappe molli.
Usa bene la tua testa
e per tutti sarà festa!
Lascia perder la tapioca,
meglio assai è il fegato d’oca,
e una buona amatriciana
chi può dir che non sia sana?
Pupi e mamme sono stufi
di star a sentir voi gufi
che va bene a ogni bambino
il menù con lo stampino.
Questa è comoda alchimia
per dei polli in batteria
Ma i bambini son persone
e sarà l’imitazione
della mamma e del papà
che poi grandi li farà.
Quel che sta nel loro piatto
il bambino afferra ratto,
e se il cibo è salutare
non devi altro consigliare.
Tu rispetta ogni contesto
e il buon senso farà il resto.
Viva la diversità
e mangiare in libertà.
Da UPPA

venerdì 23 marzo 2012

Il credo per le relazioni...



Un piccolo testo per riflettere durante il week end...


"Tu ed io abbiamo un rapporto cui tengo e che desidero preservare. Ma ognuno di noi è una persona a sé stante che ha i propri bisogni particolari e il diritto di soddisfarli.
Quando sarai tu a trovarti in difficoltà, presterò ascolto con sincera accettazione per aiutarti ad escogitare le tue soluzioni. Rispetterò inoltre il tuo diritto ad avere le tue convinzioni e a perseguire i tuoi valori, per quanto possano essere diversi dai miei.
Tuttavia, se il tuo comportamento interferirà con il soddisfacimento dei miei bisogni, ti riferirò apertamente e onestamente in cosa mi condiziona, confidando che il rispetto dei miei bisogni e sentimenti, ti spinga a cercare di cambiare quel comportamento che per me è inaccettabile. Inoltre, se un mio comportamento sarà inaccettabile per te, desidero che tu me lo dica apertamente e onestamente in modo che io possa provare a cambiarlo.
Quando saremo in conflitto, ci impegneremo a risolvere ciascun conflitto senza che nessuno di noi due tenti di vincere a spese dell’altro. Io rispetto il tuo diritto a soddisfare i tuoi bisogni, ma devo anche rispettare il mio medesimo diritto. Sforziamoci perciò di cercare sempre soluzioni accettabili per entrambi. I tuoi bisogni saranno soddisfatti quanto i miei. Nessuno perderà. Entrambi vinceremo.
La nostra potrà dunque essere una relazione sana in cui potremo entrambi adoperarci per realizzare le nostre potenzialità. Potremo così continuare a rapportarci animati da reciproco rispetto, amore e pace." (Gordon)

 Non pensate solamente che questo credo sia valido per le relazioni tra adulti, 
vi propongo di rileggerlo  pensando anche ai bambini...


 Maria Lo Bianco
Psicoterapeuta

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lunedì 19 marzo 2012

Per i nuovi padri...

Nel corso degli ultimi decenni della storia umana, sociale e psicologica, della nostra epoca molte cose sono profondamente cambiate.
Dal punto di vista sociale i notevoli cambiamenti del dopoguerra hanno profondamente inciso sul ruolo del padre e sulla relazione duale verso la moglie e verso i figli. Dal padre normativo, in una cultura patriarcale, fonte delle regole e dell’autorità, ci si muove verso un padre affettivo, che nella relazione emotiva con il figlio ha il punto di contatto più importante.
 I nuovi padri sono teneri e sensibili, cambiano i pannolini, danno il biberon, preparano la pappa, vestono i bambini alternandosi alle mamme, riproducendo in tutto e per tutto una funzione che, nel corso della storia è stata quasi unicamente della donna.



I nuovi padri si stanno rivelando non solo perfettamente in grado di svolgere le funzioni materne primarie, ma anche di trarne un profondo, intimo appagamento. I nuovi padri hanno imparato il mestiere non imitando il loro padre ma cercando di capire i bisogni del figlio. Ma cosa è davvero cambiato in questo nuovo modo di essere padri? Forse la dimensione interna della paternità?




Concludo con un passo tratto dal libro "Il gesto di Ettore".
Il titolo si riferisce a un momento dell’Iliade in cui Ettore va ad abbracciare la moglie Andromaca e il figlio Astianatte sulle mura di Troia prima della battaglia fatale con Achille. Nel momento in cui Ettore si volge verso il figlio per prenderlo dalle braccia della madre questi scoppia a piangere. Ettore si accorge che a spaventarlo è l’elmo che indossa e lo toglie. È in questo gesto la novità: Ettore si mostra infatti al figlio come essere fragile, e la corazza assume un valore fortemente simbolico di indumento che mentre protegge chiude. Togliersi la corazza significa metaforicamente aprirsi alla relazione.
«Da una parte, la rinuncia all’armatura di Ettore può rendere il padre davvero superfluo, in quanto indiscriminatamente simile alla madre. Dall’altra, i fatti ci dicono che in questi casi il figlio cerca altre figure maschili, ancora dotate di armi… la specificità paterna sta proprio in questo. Egli può essere con il figlio quando sa anche stare con l’armatura, può essere padre quando è anche guerriero. Diversamente dalla madre, non può fare solo una delle due cose: se lo vede solo con le armi, il figlio non lo riconosce; se non lo vede mai con le armi, non lo riconosce come padre […] La società ha deciso di spogliare Ettore perché non spaventi il bambino. Quest’ultimo non avrà più paura… ma avrà ancora un padre?» (Zoja, 2007).

TANTI AUGURI PAPA'


Maria Lo Bianco
Psicologa-Psicoterapeuta