domenica 8 dicembre 2013

DIMMI CHE MI VUOI BENE: carezze e riconoscimenti nella relazione interpersonale



LA FIABA DEI CALDI E MORBIDI

C’era una volta, molto, molto tempo fa, al di là dei monti, oltre i mari, in una splendida vallata, un meraviglioso villaggio dove vivevano Raggio di Sole e Luna Splendente, con i loro bambini. In quella vallata tutti vivevano felici e contenti. Nessun bambino si ammalava o moriva.
Per capire meglio come andavano le cose, è necessario sapere che nel villaggio di Raggio di Sole e di Luna Splendente ogni bambino che veniva alla luce trovava sempre nella sua culla un piccolo, soffice e caldo sacchetto morbido, i “Caldi e morbidi” contenuti nel sacchetto, erano delle cosine grandi come un pugno della mano di una bambina, di colore arancione, con due piccole antenne rosse. In quel villaggio i caldi e morbidi erano molto diffusi, perché in qualsiasi momento una persona ne sentiva il desiderio o il bisogno poteva prenderne uno. Quando venivano messi addosso ad una persona, la facevano sentire tutta calda e morbida per lungo tempo. Era piacevolissimo ricevere un caldo e morbido. Il vivere in quel villaggio in cui c’era un continuo scambio di caldi e morbidi era stupendo, piacevole, era anche una necessità. Gli anziani del villaggio sapevano infatti, da rari casi che si erano manifestati, che la mancanza di caldi e morbidi poteva portare a una strana malattia che avrebbe piano piano curvato la spina dorsale e addirittura in certi casi fatto appassire, e poi morire.
Il sacchetto dato in dotazione ai bambini alla loro nascita non si esauriva mai, cosicchè ognuno poteva dare caldi e morbidi quanti ne voleva, ed essere sempre ricco. In quel villaggio tutti si scambiavano i caldi e morbidi e, quindi, tutti erano contenti; la felicità, la gioia, la vivacità erano la caratteristica di quella vallata. E quanti, dopo aver attraversato mari e monti, scoprivano quel villaggio non lo abbandonavano più. la gente si frequentava molto e si scambiava reciprocamente caldi e morbidi. Con una simile abbondanza di caldi e morbidi, in quella vallata tutti erano felici e contenti.
Chi non stava bene e non provava felicità, però, era la strega, che abitava in cima alla montagna. Un brutto giorno si arrabbiò, ma di brutto, perché essendo tutti felici e soddisfatti, non avevano più bisogno di lei, delle sue pozioni magiche, dei suoi unguenti e dei sui incantesimi. Nessuno pensava a lei, nessuno l’andava a trovare. Non si sentiva importante, anzi le pareva che la sua vita fosse perfettamente inutile.
Allora, in una bella mattina di primavera, la strega si travestì da signora per bene e dalla montagna, volando sulla sua scopa, andò giù nel villaggio. Luna Splendente felice giocava in un prato con i bambini, prima di accompagnarli a scuola, e Raggio di Sole era nel bosco, intento a fare legna, mentre cantava pensando a Luna Splendente, ai suoi bambini e ai caldi e morbidi che avrebbe dato e ricevuto. La strega gli si avvicinò, lo riverì e sottovoce gli chiese: “Come vanno le cose al villaggio?”. “Bene”, rispose lui, continuando a lavorare con l’accetta e a cantare allegramente. “Come stanno tua moglie e i tuoi figli?” chiese nuovamente la strega. “Ottimamente” – soggiunse Raggio di Sole – dal momento che ci scambiamo sempre tanti caldi e morbidi. Anche questa mattina prima di uscire, io per tagliare la legna e i bambini per andare a scuola, ci siamo scambiati caldi e morbidi. Credimi. Non vedo l’ora di arrivare a casa”. “Oh bene – esclamò la strega, alzando la voce – sono contenta per te. Ma non hai mai pensato che quel sacchetto di caldi e morbidi un giorno potrebbe esaurirsi?”. E così dicendo la strega se ne volò via sulla sua scopa.
Raggio di Sole rimase un attimo perplesso, con l’accetta a mezz’aria, senza più voce per cantare. Poi raccolse la legna e si avviò verso casa. Arrivato dinanzi alla porta alla casa vide i suoi bambini che scambiavano i caldi e morbidi con i figli dei vicini e scosse la testa. Alla sera, a letto, mentre scambiava i suoi caldi e morbidi con Luna Splendente, improvvisamente si ricordò delle parole della signora nel bosco e disse a sua moglie: “E se veramente i caldi e morbidi, che sono nel sacchetto, dovessero finire?” con questo pensiero tutti e due si addormentarono, per la prima volta tristi e dubbiosi.
Il mattino dopo, Raggio di Sole uscì senza scambiare nessun caldo e morbido. Luna Splendente chiamò i suoi figli e ordinò loro di usare economia, di fare poco uso di calsi e morbidi. “Non si sa mai. Potrebbero finire”. Così la voce si sparse di porta in porta.
I figli di Raggio di Sole e di Luna Splendente incominciarono a non darne più ai loro amici: questi non li diedero ad altri. E così via, piano piano i caldi e morbidi vennero tenuti nascosti nel sacchetto. Finchè un giorno, un bambino morì. Un altro ancora. E ancora un altro. Tanti bambini morirono, poiché non ricevevano più i loro caldi e morbidi. E gli adulti erano diventati duri, gìfreddi, come il ghiaccio, indifferenti, tristi.
Allora tutto il villaggio si precipitò dalla strega per chiederle aiuto. La strega si fregò le mani dalla gioia, distribuì le sue pozioni magiche e i suoi incantesimi. Poi diede ad ognuno un sacchetto con dentro dei “Freddi e ruvidi”. I freddi e ruvidi avevano la stessa forma dei caldi e morbidi, ma erano più scuri e avevano le antennine versi. Quando venivano dati ad una persona la facevano sentire tutta fredda e ruvida, tanto da fare paura e allontanare gli altri. Ma intanto i bambini non morivano più. e gli adulti continuavano ad essere freddi e ruvidi.
Così nel villaggio di raggio di Sole e di Luna Splendente, ora tutti si scambiavano dei freddi e ruvidi per non morire. Raramente, qualcuno, qualche ragazzo innamorato, continuava a dare di nascosto, lontano da tutti, il suo caldo e morbido.
Passò di lì un mercante, proveniente da “una società multinazionale”, il quale subito sfruttò la situazione, distribuendo dei “caldi e morbidi di plastica”, i quali non facevano nulla; non facevano sentire né bene né male. Ma tanto valeva adattarsi. Caldi e morbidi autentici non si potevano dare, per paura che finissero. Freddi e ruvidi non facevano più morire i bambini, ma facevano star male (eccetto la strega che stava sempre meglio). Allora ecco, diamoci tanti caldi e morbidi di plastica. Ben presto il mercante di “molte nazioni” se ne andò, ma gli abitanti continuarono a costruirsi da loro i caldi e morbidi di plastica. Nel villaggio di Raggio di Sole e di Luna Splendente c’era ormai noia, apatia, indifferenza, menefreghismo, come se ognuno pensasse a sopravvivere il meglio possibile.
Finchè un giorno, arrivò una graziosa e splendida donna, una donna radiosa come portata dal vento. Una bellissima donna, dai lunghi capelli biondi, dagli occhi azzuri, splendenti. Questa meravigliosa signora giunse sulla piazza del villaggio, dove stavano giocando alcuni bambini. Si fermò in mezzo a loro e disse: “Bambini, non è vero che i caldi e morbidi che sono nel sacchetto finiscono. Essi durano per sempre”. E cominciò a distribuirne a quanti ne volevano. Naturalmente erano molti i tra i benpensanti quelli che la disapprovavano, anche perché si pensava che ciò fosse sconveniente soprattutto per i bambini: avevano paura dei danni per la loro educazione. Quella donna piaceva molto ai bambini. Tanto che la cercavano ogni momento.
Immaginatevi la gioia dei bambini, i quali non aspettavano che sentirsi dire questo. Incominciarono a distribuirsi i loro caldi e morbidi con gioia, tra lo stupore e l’indignazione e, perché no?, la gelosia e l’invidia dei grandi.
Ben presto fu lanciata una campagna di calunnie e di insinuazioni contro quella donna venuta nel vento. Si riunirono gli anziani del villaggio e decretarono che i caldi e morbidi (quelli autentici) non si potevano dare prima di una certa età. Stabilirono delle leggi con cui si limitava ulteriormente l’uso dei caldi e morbidi a certe circostanze, e con certe condizioni. Frattanto i bambini, incuranti di tutti, continuavano a distribuirsi i loro caldi e morbidi autentici, e a vivere nella gioia dell’aiuto reciproco e nella generosità e a crescere sani, forti, robusti e gioiosi.
Non si sa come finirono le cose nel villaggio di Raggio di Sole e di Luna Splendente.
Riuscì la spontaneità dei bambini ad avere la meglio sulle leggi dei grandi?
Non lo sappiamo, almeno per ora.


BACI COCCOLE E CAREZZE: Evento culturale sulla fiaba



C’era una volta il mondo delle favole…quel mondo dove magicamente ci siamo trovate qualche anno fa, in una giornata d’autunno…quel mondo dove tutto incanta e stupisce…tutto è fantastico eppure così reale. In questo mondo C’era una quercia. Era grande e vecchia e tutti la chiamavano La Quercia. Viveva lì da tanti anni, aveva conosciuto generazioni di scoiattoli, formiche, passerotti, persino gufi e civette! conosceva i nomi di tutte le stelle, ospitava amanti,bambini solitari, vegliava sulle notti d’amore di tante innamorati che s'incontravano pieni di gioia al chiaro di luna e incidevano i loro nomi, le loro iniziali, nella sua corteccia. allora le due ragazze Si ricordarono di lei e pensarono:- E’ la più alta e anziana del paese, lei saprà che cosa sono le “CAREZZE”!
Rallegrate da questa speranza, presero a correre più forte che potevano tanto erano curiose della risposta che la saggia Quercia gli avrebbe dato. -Quercia! Quercia! Una lieve brezza fece mormorare i rami assonnati. -Quercia, svegliati! Sai dirci cosa sono le carezze? E i baci? E le coccole!
Un ramo del saggio albero, aiutato dal vento, gli indicò il grande appezzamento di terreno davanti ai loro occhi.-Ma Quercia, cos’è questo! Noi vogliamo conoscere il vero significato delle carezze… La Quercia non rispose, ma lentamente dalla terra una radice forte e robusta si sollevò fino a formare un gradino: le invitava a salire per guardare dall’alto e scoprire l’arcano. Le ragazze accettarono l’invito e si fecero aiutare ad arrampicarsi sui suoi possenti rami, decise a scendere solo quando avessero capito il segreto delle carezze.
Allora la grande Quercia disse alle due ragazze di guardarsi intorno: siete in un grande giardino, …osservate ciò che vi circonda…guardate lì giù: ecco un pezzo di terreno che va pulito, vangato, concimato, curato se si vuole che produca i frutti desiderati…In un giardino abbandonato a se stesso crescono erbacce, spine; in esso si possono annidare animali di vario genere, parassiti. In un giardino trascurato, disordinato, non coltivato, non ci si trova bene: ci si sporca, non si vede dove posare i piedi. Le due ragazze ascoltavano affascinate. Fu come se un nuovo flusso di vita scorresse dalle radici più piccole fino ai rami più esposti, fino alle foglie; l'albero sentì che si stava allargando, sentì con le radici che anche nella terra c'era vita e calore.
“Ciò che bisogna fare – continuava La saggia Quercia -è innanzitutto verificare lo stato di salute di questo terreno…bisognerà allora Tagliare, sfrondare, potare, pulire, gettare via ciò che in superficie ingombra, dà fastidio, occupa inutilmente lo spazio.
Bisognerà Vangare, rivoltare la terra, rinfrescare e ossigenare così da poter dare respiro al terreno, portare alla luce parti prima sconosciute, mettere in evidenza potenzialità, risvegliare interessi e nuove energie…
Bisognerà ancora Curare, coltivare, preparare un terreno vivo ricco di vitamine, di sostanze nutritive perché il giardino ha bisogno di cure, chiede nutrimento, domanda rispetto.
Bisognerà quindi Nutrire, arricchire il terreno per dargli nutrimento altrimenti diventa sterile, senza vita.
Aprite le mani, ecco una mia piccola Ghianda…ora bisognerà Seminarla…la semina è qualcosa di misterioso, e la Ghianda esige un particolare tipo di terreno…un terreno che con le semplici operazioni preliminari che vi ho accennato ha ancora bisogno di qualcosa e cioè di confronto, di profonda accettazione di se stessi con le proprie paure, contraddizioni e nello stesso tempo accettazione delle paure, differenze, delle opinioni, delle posizioni dell’altro.
Guardate la Ghianda che avete in mano, prestate attenzione, non abbiate fretta, sentite la sua unicità e irripetibilità, ascoltate cosa ha da dirci, è al suo interno la motivazione a diventare quell’unica e splendida quercia,  alta e frondosa, o bassa e massiccia che la ghianda stessa cercherà di essere. Una volta anch’io ero stata piccola e avevo tratto origine da una ghianda.
Alla fine bisognerà far posto alla luce, insomma Creare le condizioni per la vita…è questo il segreto!!!
Ora permettetevi che mille splendidi soli illuminino e riscaldino, abbondanti pioggie bagnino, forti venti accarezzino e avvolgano la vostra ghianda…e ricordate che “Il futuro di ogni quercia è nascosto in ogni ghianda.





lunedì 22 ottobre 2012

Accompagnameto alla nascita


Cari soci
vi invitiamo all' incontro informativo del corso di accompagnamento alla nascita tenuta dalla Dott.ssa Eleonora Bruni presso la nostra associazione giovedì 25 ottobre ore 19...estendete l'invito a tutte le mamme che stanno vivendo questo speciale momento!!!




Percorso di accompagnamento alla nascita



Questa iniziativa ha l’obiettivo di accompagnare le madri durante i nove mesi della gravidanza.
Il tempo della gravidanza è un tempo importante in sé, in cui si costruisce una relazione avvincente: quella tra ogni madre e il proprio bambino. Gravidanza sentita quindi non come “attesa” (attesa del parto, del bambino, di un evento  dai confini ancora non ben delineati), ma come un momento della vita che si sta svolgendo ora.
L’attenzione è rivolta non solo alla madre o al bambino, ma al rapporto tra i due, che inizia a delinearsi con caratteristiche proprie fin da adesso.
In questo spazio è possibile porsi tutte quelle domande  che non sono necessariamente di carattere strettamente fisiologico. Si può prendere il tempo di esplorare, sentire, raccogliere gli stimoli, riflettere e dar spazio all’accoglienza e alla conoscenza reciproca tra madre e bambino e prepararsi ad accoglierlo.  
  
   
la nascita non è solo far nascere i bambini, è anche far nascere le madri...

                 Per informazioni :
              
               Eleonora Bruni
           Counselor iscritta all’AIco
                    Tel: 3935633614
Il corso si svolgerà presso l’Associazione Culturale “La Ghianda” a partire da: 8/11/2012. Il percorso si articola in otto incontri di due ore ciascuno, con cadenza settimanale, più un incontro con pediatra e ostetrica. Giorni e orari possibili sono i seguenti: Giovedì (10:00-12:00), Venerdì (10:00-12:00  e 19:00-21:00).Ogni corso viene attivato ciclicamente con un minimo di cinque partecipanti e un massimo di dieci .


Il costo è di 200 euro.

domenica 3 giugno 2012

Le risorse di un neonato

 Dalla nascita, già da un'ora di vita, il neonato ha la spinta interiore di andare verso la sua prima necessità.
Se aspettiamo il loro tempo, trovano il modo di arrivare, se abbiamo fiducia nelle sue capacità ci sorprendono.
Questo video che voglio condividere con voi ci dimostra  che i bambini sono capaci di arrivare da soli, è compito di noi adulti rispettare il loro tempo, fidarci delle loro risorse, e pensare che è un soggetto del quale ci prendiamo cura e non un oggetto al quale diamo cure.
Karina

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giovedì 17 maggio 2012

Dedicato a tutte le mamme...

Oggi una mamma mi ha fatto riflettere..."aspettavo il post dedicato alle mamme!". 
E' possibile che mi sia scordata di pensare al nostro giorno? Vado troppo in fretta!
Tornando indietro nei giorni, mia figlia, timidamente mi ha regalato una  farfalla colorata con scritto:
Sei snella, sei molto bella, sei "karina", sei bravina, scavalchi i muri" Auguri Mamma
Oggi ripenso a queste parole, che compito difficile questo di scavalcare i muri!!! 
Eppure, sembra che lo faccio senza rendermi conto! 
Noi mamme abbiamo il duro compito d'essere per sempre il loro "oggetto d'amore", il modello da seguire o rifiutare, sul quale loro baseranno le scelte degli amici, dei compagni... ufff ! Quanto difficile è il nostro ruolo! 
Oggi vi scrivo come mamma, perchè quando sono mamma smetto di essere psicomotricista...e faccio i conti con la mia storia...
 quanto è bello ricordare che noi mamme possiamo sbagliare per essere pronte a ricominciare da capo...
 quanto è bello sapere che ci sono sempre altre mamme che ti fanno pensare... e crescere...
quanto è bello ricominciare da capo e sentire che anche oggi possiamo festeggiare il nostro giorno, e domani e dopodomani...
Dedicato a tutte le mamme che, come me, "scavalcano i muri" per i figli:

Mamma, per la tua festa
avevo preparato un fiore di cartapesta:
gambo verde, petali rosa
vedessi mamma che bella rosa!
Ma per la strada il fiore è caduto,
o forse sull'autobus l'ho perduto.
Che pasticcio, mammina mia,
avevo imparato la poesia.
La poesi non la so più,
ora che faccio, dimmelo tu.
Posso offrirti un altro fiore
quello che nasce nel mio cuore.
Posso dirti un 'altra poesia:
ti voglio bene,
mammina mia.


Karina

mercoledì 2 maggio 2012

L'alba del gioco

Venerdì 4 maggio, 
ore 15 
Università di Perugia 
Aula 7- Facoltà di Scienze della Formazione

 presentazione del libro:
"L'alba del gioco" di Elena Liotta

 "L'unico gioco degno oggi di tale nome sia quello reso possibile nei servizi educativi per l’infanzia. Poi si passa dritti alla scuola dell’obbligo e alla «ricreazione». 
 Tra la tv e una miriade di giocattoli, il gioco – nell’unico periodo della vita in cui potrebbe essere davvero libero e creativo – sta scomparendo a favore di altre attività di intrattenimento che rendono i bambini sempre più passivi. Il gioco va, dunque, protetto e riconosciuto come attività in pericolo di estinzione." Elena Liotta In questo libro il gioco viene posto simbolicamente al centro di un discorso educativo più ampio, risalendo alle sue origini, alle prime scoperte dei bambini, ai loro sguardi meravigliati, alla loro gioia trasparente. 
L’autrice ci parla dell’alba del gioco come del preludio della vita, e per farlo sceglie una metodica esemplare: il Sandplay di Dora Kalff. L’intento principale del testo è quello di riaccendere l’interesse per la riscoperta dell’immaginario e per le professioni di cura che si assumono la responsabilità di altri esseri umani nelle fasi più delicate della vita. Attraverso la chiave del gioco, diventa accessibile e fruibile la realtà affascinante e la delicatezza dei primi anni della vita dell’uomo di cui la specificità si manifesta – a ben pensare – a ogni nuovo inizio, a ogni nuova fase della vita che ci mette di fronte all’ignoto.  

Vi aspettiamo!!

 ELENA LIOTTA, psicoterapeuta, analista junghiana, svolge funzioni di formazione, supervisione e consulenza nelle aree sociali, educative e sanitarie, privilegiando la scuola, i servizi per la prima infanzia e quelli dedicati alle donne e agli immigrati. Si occupa anche del rapporto tra ambiente e stili di vita nella società globale. L’uso del Sandplay le ha permesso di introdurre nella psicoterapia la sua passione per l’espressione creativa. È autrice di molti volumi, tra cui ricordiamo Educare al Sé. Formarsi per incontrare i bambini; Anima e Terra. Il valore psichico del luogo; A modo mio. Donne tra creatività e potere, tutti editi per i tipi delle Edizioni Magi, casa editrice presso la quale dirige la collana «Parole d’altro genere». Vive in campagna nei pressi di Orvieto.

mercoledì 4 aprile 2012

Forza poppe, forza pupi


Una poesia simpatica per iniziare i tempi dello svezzamento... che ne pensate?

Forza poppe, forza pupi
son finiti i tempi cupi.
La stagione delle pappe
è al tramonto e poche schiappe
di pediatri un po’ distratti,
persi in mezzo a buste e latti,
sono ancor convinti e illusi
d’esser bravi come Artusi.
Con patetica coerenza
nel negare l’evidenza,
schiavo di una tradizione
fatta ormai superstizione,
lui gli dice: ”Via la tetta,
prenda! Questa è la ricetta!”
E la mamma a testa china
torna a scuola di cucina.
La patata e la carota
son le prime nella nota,
poi seguite, scrive il saggio,
dalle creme e dal formaggio
che, per un disegno arcano,
esser deve il parmigiano.
Va poi aggiunta alla mistura,
purché scelta con gran cura,
ma chi mai l’avrebbe detto,
carne bianca dal vasetto.
Segue ancor, ma con cautela,
frutta fresca, o pera o mela.
O carissimo dottore,
forse troppe son le ore
che tu passi a scribacchiare
di vasetti e creme rare,
molli pappe e schemi folli
che fan crescer pappe molli.
Usa bene la tua testa
e per tutti sarà festa!
Lascia perder la tapioca,
meglio assai è il fegato d’oca,
e una buona amatriciana
chi può dir che non sia sana?
Pupi e mamme sono stufi
di star a sentir voi gufi
che va bene a ogni bambino
il menù con lo stampino.
Questa è comoda alchimia
per dei polli in batteria
Ma i bambini son persone
e sarà l’imitazione
della mamma e del papà
che poi grandi li farà.
Quel che sta nel loro piatto
il bambino afferra ratto,
e se il cibo è salutare
non devi altro consigliare.
Tu rispetta ogni contesto
e il buon senso farà il resto.
Viva la diversità
e mangiare in libertà.
Da UPPA